30 aprile 2008

I NUOVI PRESIDENTI



GIANFRANCO FINI PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIANA
RENATO SCHIFANI PRESIDENTE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Nasce il nuovo governo,ieri la nomina ed elezione dell' onorevole SCHIFANI come presidente del Senato ed oggi FINI diventa il presidente della Camera dei Deputati.

Ma chi sono i due nuovi presidenti?
Ecco la loro biografia.

GIANFRANCO FINI
Gianfranco Fini nasce a Bologna nel 1952 da Argenio Fini (Bologna 1923 - Roma 1998), detto Sergio, volontario della Repubblica Sociale Italiana nella Divisione di Fanteria San Marco, e più tardi iscritto alla Associazione nazionale dei combattenti, e da Erminia Marani (Ferrara 1926 - Roma 2008), figlia di Antonio Marani, ferrarese, fascista della prima ora, presente assieme a Italo Balbo alla marcia su Roma. Il nome Gianfranco fu scelto per ricordare un cugino ucciso a vent’anni dai partigiani, quando era da poco passato il 25 aprile del 1945.
Argenio Fini, prima dell'ascesa politica del figlio, si dichiarò vicino al Partito Socialista Democratico Italiano, ma dopo l'iscrizione di Gianfranco nel Movimento Sociale Italiano abbandonò l'impegno politico, per gli impegni correlati al suo nuovo lavoro in una compagnia petrolifera.
Gianfranco frequentò l' istituto magistrale "Laura Bassi". Inizialmente non era interessato alla politica, ma nel 1968, a sedici anni, si trovò coinvolto in scontri davanti ad un cinema dove un gruppo di militanti di sinistra contestava la proiezione del controverso film sul Vietnam Berretti verdi che lo spinsero all'iscrizione alla Giovane Italia. Molti anni dopo racconterà in un'intervista:
« Non avevo precise opinioni politiche. Mi piaceva John Wayne, tutto qui. Arrivato al cinema, beccai spintoni, sputi, calci, strilli perché gli estremisti rossi non volevano farci entrare. E così per reagire a tanta arroganza andai a curiosare nella sede cittadina della Giovane Italia. »
(Gianfranco Fini)
Iniziò così la sua carriera politica nel Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Msi). Tre anni dopo si trasferì con la famiglia a Roma. Nell'agosto 1976 assolse agli obblighi di leva, prima a Savona, poi al distretto militare di Roma e quindi al ministero della Difesa. Nel 1977 divenne segretario nazionale del Fronte della Gioventù, per volontà di Giorgio Almirante. Al congresso giovanile era arrivato quinto su sette eletti nella segreteria; fu Almirante, di autorità, a sceglierlo, come prevedeva lo statuto, segretario.
Nel frattempo aveva conseguito la laurea in psicologia ed era diventato collaboratore al quotidiano di partito Secolo d'Italia. In quegli anni diresse anche il quindicinale del FdG "Dissenso". Allo stipendio da dirigente di partito preferì il tesserino da giornalista professionista. In quegli anni difficili, che videro morire 23 giovani del FdG, ebbe il merito di tenere l'organizzazione giovanile fuori da tentazioni extraparlamentari, o addirittura terroristiche.
Nel 1983 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Nel settembre 1987, alla festa del partito a Mirabello, (Ferrara), Almirante lo indicò pubblicamente come suo successore alla segreteria del partito.

IDEOLOGIA DI FINI ED ALCUNI STRAPPI

« Di fronte all'orrore della Shoah, simbolo perenne dell'abisso d'infamia in cui può precipitare l'uomo che disprezza Dio, sale fortissimo il bisogno di tramandare la memoria e far sì che mai più in futuro sia riservato, anche ad un solo essere umano, ciò che il nazismo riservò all'intero popolo ebraico. »
(Messaggio scritto da Gianfranco Fini sul Libro della Memoria durante la sua visita in Israele, 24 novembre 2003)
In una visita in Israele, ha denunciato gli errori del fascismo e la tragedia dell'Olocausto, definendo le leggi razziali promosse dal fascismo come «male assoluto del XX secolo». Molti organi mediatici hanno riportato la dichiarazione estendendo il concetto di male assoluto allo stesso Fascismo.[1]. Tuttavia in precedenza (soprattutto prima del 1994, anno in cui entra nel Governo Berlusconi I) erano state numerose le dichiarazioni apologetiche nei confronti dello stesso fascismo[2] («Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo» 19 agosto 1989; «Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista», Il Giornale, 5 gennaio 1990; «Mussolini è stato il più grande statista nel secolo. E se vivesse oggi, garantirebbe la libertà degli italiani», 30 settembre 1992; «...chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita... Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo...», maggio 1992; «Mussolini è stato il più grande statista del secolo... Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti», giugno 1994).
In seguito rivede pubblicamente alcune sue posizioni ideologiche, e le sue esternazioni sulle leggi razziali /del fascismo «male assoluto» provocarono l'ira di molti militanti e l'uscita dal partito di Alessandra Mussolini, che fondò il movimento Libertà d'azione poi divenuto Azione sociale.

ANCORA SU FINI ...

Gianfranco Fini e il suo partito hanno ritrovato l'unità e la concordia nell'estate del 2005, all'indomani di un' Assemblea Nazionale che gli ha riconfermato la fiducia e ha deliberato lo scioglimento delle correnti interne, proprio in nome dell'unità. In vista delle elezioni politiche italiane del 2006 per la prima volta il suo cognome è comparso nel simbolo elettorale di AN, così come era stato richiesto da alcuni suoi sostenitori.
Nell'estate del 2006 ha, inoltre, annunciato l'imminente eliminazione della fiamma e della scritta "M.S.I." dal simbolo di Alleanza Nazionale [3], ponendo come termine ultimo le elezioni europee del 2009. Questa dichiarazione segna l'atto conclusivo di un azione di rinnovamento dell'identità del partito, già avviata nel 1995 a Fiuggi, volta a scrollarsi l'eredità del Fascismo e rendendo così Alleanza Nazionale, un partito esponente di una destra moderata e moderna.
Hanno fatto discutere le sue posizioni sul tema della fecondazione assistita, che sono sembrate in contrasto con lo spirito conservatore di An: in particolare, l'annuncio del voto favorevole (tre sì e un no) ai referendum sulla stessa del giugno 2005. Nel dicembre 2006 ha dichiarato la propria apertura a discutere sul tema del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, comprendendo in esse le unioni omosessuali:
« Se ci sono diritti o doveri delle persone che non sono tutelati perché fanno parte di un'unione e non di una famiglia servirà un intervento legislativo per rimuovere la disparità. Naturalmente quando parlo di persone mi riferisco a tutti. »
(Gianfranco Fini)
Ciononostante, si è in seguito detto contrario al disegno di legge presentato dal centrosinistra per regolamentare la materia (i DICO).
A fine gennaio 2007 Silvio Berlusconi dichiarò Fini come suo successore, in caso di creazione di un partito unico, incontrando i dissensi della Lega e dell'UDC.
Dopo la nascita del nuovo soggetto politico Popolo della libertà ad opera di Silvio Berlusconi, il quale ha dichiarato di auspicare una nuova legge elettorale alla tedesca (cioè proporzionale con sbarramento), Fini in un primo tempo riferì che An non vi avrebbe fatto parte, giudicando confuso e superficiale il modo in cui il PdL era nato, e manifestando così un aperto dissenso verso l' alleato della ormai "ex coalizione".
Così ha parlato Fini in un'intervista del 7 dicembre 2007 a Libero il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, auspicando la costruzione di un nuovo Polo di centrodestra.[4]
« La Casa delle Libertà è stata demolita da Silvio. Ma un sistema di alleanze alternative al Pd o all'Unione è possibile, con o senza il demolitore. Il monopolio della politica non è previsto.Conclusi i giochi, a regole scritte (alla stesura delle quali non siamo stati chiamati a partecipare) dovremmo bussare alla sua porta col cappello in mano e la cenere sulla testa? Non siamo postulanti e non ho nulla di cui scusarmi. Sono il presidente di An, non una pecora! »
Ed ancora: [5]
« La favola della CdL è finita, Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio improvvisamente idea e posizione. Si ricordi (Berlusconi) che se vuole fare il presidente del Consiglio deve fare i conti con me e poi io ho vent'anni di meno... Mica si crede di essere eterno »
Ai primi del Febbraio 2008 però, Berlusconi e Fini hanno avuto molti incontri nei quali hanno appianato le divergenze passate e si sono accordati per presentarsi alle imminenti elezioni del 13 e 14 Aprile sotto il simbolo del Popolo della Libertà, passo iniziale per la costruzione di un unico soggetto politico di centrodestra. Così egli spiega perché ha scelto di far aderire An al neonato Popolo delle Libertà, dopo le incomprensioni degli ultimi mesi: [6]
« E' cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è: tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo delle liberta' che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascera' nell'urna il 13 e 14 aprile. »
All'assemblea nazionale del suo partito del 15 febbraio 2008 ha proposto che AN, dopo aver aderito alla lista unitaria del Popolo della Libertà per le elezioni politiche del 2008, confluisca definitivamente nella nuova formazione - immaginata insieme a Berlusconi come sezione italiana del Partito Popolare Europeo - entro il prossimo autunno[7]. Proposta poi approvata all'unanimità.


RENATO SCHIFANI

Avvocato cassazionista, già iscritto alla Democrazia Cristiana, ha aderito a Forza Italia ed è stato eletto in Sicilia al Senato della Repubblica sin dalle 1996 nel collegio palermitano di Altofonte-Corleone, in rappresentanza della coalizione di Centro Destra. Nella sua prima legislatura è stato membro della commissione Affari costituzionali.
È stato anche consigliere comunale a Palermo per FI.
Rieletto nelle elezioni successive, nel 2001, nel corso della XIV Legislatura il futuro Presidente del Senato, si è reso protagonista della battaglia parlamentare per la stabilizzazione dell'art. 41 bis, che ha trasformato in misura definitiva il cosiddetto carcere duro, previsto espressamente per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, istituto fino a quel momento di natura meramente provvisoria.
Porta il suo nome e quello del senatore Antonio Maccanico (l'Ulivo), il «lodo Maccanico-Schifani», una legge approvata nel 2003, che sospendeva i processi in corso contro le «cinque alte cariche dello Stato», legge poi dichiarata inconstituzionale dalla Consulta il 13 gennaio 2004. [1].
Successivamente nella XV Legislatura viene rieletto Senatore della Repubblica per la terza volta, nella lista di Forza Italia, nel 2006 nella circoscrizione Sicilia - è stato anche membro della Commissione Territorio e Ambiente.
Ma soprattutto è divenuto protagonista dei dibattiti parlamentari del Senato, in qualità di capogruppo di Forza Italia nelle XIV Legislatura e XV Legislatura dal 2001 al 2008. [2]
Assenze in Senato nella XV legislatura: 321 su 1447 (22,2%).
Alle elezioni politiche del 2008 è stato eletto per la quarta volta, sempre in Sicilia, per il Popolo della Libertà.
Nel corso della prima seduta della XVI Legislatura, il 29 aprile 2008 è stato eletto Presidente del Senato della Repubblica al primo scrutinio, riportando 178 voti, (162 richiesti dal quorum), 4 in più della coalizione formata da PdL, Lega Nord e MpA.[2]

Renato Schifani è stato nel 1979 tra i fondatori della società Sicula Brokers in cui ricopri anche il ruolo di amministratore. Tra i soci figuravano l'ex ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà.

MATT-BLOG AUGURA BUON LAVORO A TUTTI I NEOELETTI: DEPUTATI E SENATORI DI MAGGIORANZA ED OPPOSIZIONE!!!

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